Tutto ciò che inizia, come sempre finisce.

L’ho sempre saputa questa verità: l’ho saputa il giorno in cui la mia infanzia durò un attimo per essere poi sostituita da qualcosa che ancora oggi non so come si chiama.
Tutto ciò che inizia, come sempre finisce: l’ho capito il giorno in cui il mio migliore amico tradì la mia fiducia e io mi ritrovai sola a fare i conti con la mancanza.
Tutto ciò che inizia, come sempre finisce: l’ho compreso il giorno in cui ferì la mia migliore amica e ho dovuto fare i conti con un cuore che piange a causa nostra.
Tutto ciò che inizia, come sempre finisce: mi ha strappato il sorriso quel giorno che la mano di mio nonno mollò la presa e io mi ritrovai abbandonata ad un mondo che non sa ancora il mio nome.

E tra tutto ciò che inizia e come sempre finisce, io ce la sto facendo: ce la so facendo a non finire, ma ad iniziare ogni giorno. Ho perso tanto, ma ho guadagnato nella stessa misura, o se non proprio nella stessa, almeno in parte. Ci sono, ci sono ancora, con le mie debolezze, le mie paure, ma con un nuovo coraggio.
Forse è la prima volta che ho coraggio, forse mi sono sempre illusa di averlo, ma non importa, non più. Non ora che ho capito che posso farcela anche se ho paura. Ora so convivere con la paura, e a volte dimentico anche di averla accanto a me, dentro di me, nei miei ricordi e nei miei sogni.

La dimentico – la paura – e ci riesco a sorridere di cuore.

E così, tra un nuovo coraggio e una vecchia paura, arriviamo al termine di un altro anno, salutiamo questo 2017 come l’anno in cui ha messo in discussione la nostra umanità, la nostra vita, la nostra essenza.
Ha messo in discussione me, le mie passioni, le mie convinzioni.

Salutiamo un anno fatto di sconfitte e vittorie personali, di baci mancati e carezze sfiorate.
Ci diciamo che tra oggi e domani non cambia nulla, ma in fondo, mentre urliamo il conto alla rovescia, ci stiamo promettendo così tante cose che fatichiamo a ricordarle tutte. E mentre i secondi passano e noi contiamo, ci crediamo davvero che allo scoccare della mezzanotte saremo diversi. E chissà, un giorno sarà davvero così.
È questo “credere comunque” che ci rende umani, è questo “credere comunque” che dobbiamo tenerci stretto, nonostante il mondo, nonostante la società e nonostante il tempo che passa senza sosta.

Caro 2017,
ti saluto sapendo che sei stato il simbolo del coraggio illimitato, del coraggio nuovo, della forza che si rinnova, della mente che indagandosi, guarisce piano piano. Dei cambiamenti che a poco a poco sono stati abbracciati.
Sei stato l’anno in cui ho capito quanto posso fare, quanto posso pretendere da me e quanti sono i miei limiti che aspettano di essere affrontati. Sei stato l’anno in cui ho conquistato ciò che volevo e ho perso fino a farmi male.
Mi hai insegnato che abbiamo bisogno di prenderci il tempo per lasciarlo andare, per dimenticare l’orologio, ma poi essere in grado di conviverci, perché gli impegni vanno dimenticati per un po’, ma poi vanno ripresi. Ti ricorderò come una vecchia foto in bianco in nero, con una panchina che rappresenta il mio rallentare, il mio respirare, la mia scelta di essere felice. Ti ricorderò come un tramonto colorato, come l’attesa di quei colori nel cielo per ricordarci che la vita è come la vogliamo noi.

filosofa atipica panchina 2017

Caro 2017,
ti ricorderò come l’anno in cui ho capito che nel perdere un po’ di tempo, ne ho guadagnato tanto di più.
E ti ricorderò come l’anno in cui sono riuscita a non piegarmi troppo sotto la spinta della flessibilità, ma ho conservato intatta la mia plasticità.

Caro 2017,
ti ricorderò come l’anno in cui ho capito finalmente che non capirò mai che direzione prenderò nella vita, perché in fondo ho compreso un particolare della mia essenza: si rinnova con il sole, cambia come il mare pur rimanendo uguale. Non saprò mai chi vorrò essere, perché in fondo ogni giorno voglio essere altro da quello che sono stata il giorno prima. Non saprò mai chi vorrò essere, ma imparerò ogni giorno qualcosa di nuovo e di diverso.
Non saprò mai chi vorrò essere, ma so cosa non vorrò essere. Non voglio essere chiusa nelle paure, non voglio impedirmi di cambiare solo per la paura di volare. Rischierò ogni giorno la felicità e nel farlo, sarò felice.

In tutti questi cambiamenti, ho una conferma: la scrittura.

Caro 2017,
ti ricorderò come l’anno in cui ho capito che pur non sapendo mai chi sarò o cosa vorrò, so che andrò sempre in giro con carta e penna, perché il mondo sarà sempre la mia più grande fonte di ispirazione.
Ti ricorderò come l’anno in cui ho aggiunto altra essenza nella mia mente che però non mi ha mai davvero modificato. Si è aggiunta, non mi ha sostituita. Ci sono sempre io, solo con più essenza e come il mare, conservo tante storie e le amo tutte.
Ti ricorderò come l’anno in cui le emozioni di ogni genere sono state le protagoniste della mia vita, ma è stata forse la prima volta che ho saputo viverle senza esserne affogata, e mi va bene così.
Mi va bene essere sensibile oggi, come esserlo domani, domani che è un anno diverso, domani che pur sapendo che rimane tutto uguale, decidiamo di rinnovarci e di porci degli obiettivi.

E allora buon viaggio 2017,
e allora addio 2017!       

Filosofa Atipica

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