Caro amico mio,
ti scrivo in questo momento di calma, ora che sono riuscita a chiudere il mondo fuori da una finestra che non ho mai avuto.
Ti scrivo la mancanza che hai lasciato in questo cuore che ha iniziato a battere più lentamente da quando gli hai detto addio.
Ti scrivo cercando ancora una risposta ad una domanda che ormai ho dimenticato.

Caro amico mio,
che amico non sei più da quando hai deciso che i sentimenti hanno una scadenza. Io non ho mai imparato ad amare a tempo determinato, e sono dell’antica convinzione che non si possa amare con una scadenza. Evidentemente, non siamo stati dello stesso parere.

Così legati per essere poi così distanti. Sciolti in un bicchiere di apparenza e delusione, di promesse infrante e cuori lasciati a metà.
Senza un motivo, o con un motivo che non dovrebbe esistere, non sarebbe dovuto esistere, perché dovevamo esistere noi.

Noi così veri, noi così autentici, noi a lottare contro il mondo e non io a lottare contro la tua mancanza.

Una mancanza che non si può colmare, perché quando qualcuno abbandona un cuore, quel cuore lascia quella parte così, piena di ricordi e lacrime, di tempo che passa e che si ferma senza nuovi sorrisi e sguardi da scambiare. Il tempo passa e cura le ferite, ma un vuoto non lo riempi mai completamente. Un vuoto lasciato da una persona non si riempie con l’illusione del tempo.

Dalla stessa parte del mondo, ma con gli sguardi rivolti verso finali diversi.

Un cuore che va avanti, il tuo, un cuore che rimane lì dove lo hai lasciato, il mio.
Insegnami a vivere senza te, insegnami a farlo come tu hai imparato a vivere senza me. Insegnami come si lascia il passato alle spalle, insegnami come ci si dimentica delle promesse, insegnami come si riesce ad infrangerle, come le onde sugli scogli.

Caro amico mio,
ti scrivo in onore delle carezze quando gli occhi non fingono più sorrisi e rivelano lacrime troppo salate per non fare male al cuore. Ti scrivo perché c’eravamo stati nel dolore, ci eravamo sorretti giurando che ci saremmo protetti sempre. Ti scrivo perché hai disintegrato la fiducia che con cura avevamo coltivato.
Ti scrivo in onore di un passato che sembra non essere esistito mai, ma che invece è esistito così tanto che sembra non andare via. Eppure va via, eppure vai via. Sbiadisci piano piano dai ricordi come fossi una lettera su un foglio bagnato da una lacrima. Sbiadisci e rimane una forma distorta, come quella che il tempo cucirà sul tuo ricordo.

Così uniti, per poi essere sconosciuti.
Com’è strana la vita: ci immaginiamo vicini nei momenti più importanti e poi ci lasciamo la mano proprio lì, poco prima di cadere, proprio a farci male. Non ci sarò nei tuoi momenti speciali, non riempirò le foto abbracciandoti. Non coroneremo insieme il sogno di dirci davvero vicini alla felicità. Saremo felici, lo spero per entrambi, saremo felici, ma non ce lo diremo mai. Non ci terremo la mano quando il mondo fuori ci metterà davanti a scelte difficili. Non ci sarai quando raggiungerò un traguardo o quando cadrò un po’ prima di raggiungerlo.

Non ci saremmo più l’uno per l’altra.

Caro amico mio,
ti scrivo per collezionare un altro addio, a tutti quelli sussurrati, ma mai urlati. Ti scrivo perché in fondo non ce lo siamo mai detti un vero e proprio addio, e io a non dirlo mai, rischio di aspettarti sempre, ma nel per sempre noi non esistiamo più.

E allora addio amico mio, addio alle nostre chiacchierate, alla nostra sensibilità, addio a noi, addio a noi che saremmo dovuti esserci. Addio alle tue promesse, addio alle mie. Le conservo nei ricordi, nei ricordi sbiaditi come il tuo volto che si allontana.

Ti scrivo, oggi come ieri, come quel giorno in cui credevo che c’era ancora una speranza a quel noi a cui avevamo creduto tanto, per poi, non crederci più.

Filosofa Atipica

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