E dopo una giornata intera, guardo il cielo e mi chiedo come possa ricucirlo. E allora scrivo, scrivo perché possa riempire con inchiostro e parole questo cielo a metà.

In punta di piedi, per non attirare a sé gli sguardi di chi non capirebbe, va verso la finestra. Sente l’odore della pioggia, una vita che sarebbe esplosa di lì a poco se non avesse guardato dritto negli occhi il cielo e quello che quel giorno aveva da dire.

Alza lentamente le tendine. Il mondo non può avvertire la sua curiosità verso il cielo, il mondo deve credere che lei sia diversa da quello che realmente è, che in questa diversità sia uguale a tutta quella centrifuga di cuori omologati. Una contraddizione che nel volerci diversi, ci pretende uguali.

Nessuno deve avvertire il suo battito di cuore diverso, il battito accelerato di chi trova la magia in ogni singola cosa. Nessuno deve avvertire quel suo modo di vivere, quel suo modo di viaggiare con la mente di fronte la pioggia che scende, o quel suo modo di voler a tutti i costi sentire l’erba sotto i suoi piedi, che non importa dove si trova, importa solo avere sempre il coraggio di sfilarsi le scarpe e iniziare a girare, con il volto in alto e il cuore ancora di più.

Cos’è la felicità se non momenti in cui l’attimo diventa eterno?

Per lei ogni attimo diventava eterno, per lei ogni attimo aveva il sapore di felicità, e quel battito di cuore accelerato le ricordava sempre che anche se la realtà di ciò che viveva, cambiava, la sua essenza rimaneva intatta.

La sua essenza era al sicuro, forse i suoi sogni un po’ meno, ma avrebbe fatto di tutto per continuare a ritrovarli tra le nuvole. Magari li avrebbe nascosti tra un raggio di sole e la luna che tra poco arriva e ci rende gli occhi magici. Magari un giorno, guardando una finestra che ci copre per metà il cielo e per metà ce lo mostra, li avrebbe ritrovati a danzare, li avrebbe visti felici, anche senza di lei che li inseguiva. Forse avrebbero sopravvissuto soli, senza lei che se ne curava, oppure avrebbero preso coraggio e avrebbero affrontato il mondo e le sue stranezze per tornare da lei, pretendendo una vita vera, una vita con lei.

La vita è imprevedibile, e lei lo sa bene, anche se maschera alla perfezione quel suo modo di vedere il mondo. E le va bene vivere con un pezzo di cielo strappato, con una parte di cielo oscurato dal sistema che ci vuole sempre un po’ assopiti di fronte la meraviglia. Le va bene perché non smetterà mai di chiedersi come possa ricucirlo, perché, forse, non con la solita costanza, ma tornerà a scrivere, a scrivere perché possa riempire con inchiostro e parole questo cielo a metà. E le va bene nascondere la sua essenza per proteggerla, le va bene sotterrare in fondo quelle cicatrici di un’infanzia che senza dubbio sarebbe dovuto essere diversa.

E domani è un altro giorno, in cui tra un sorriso vero e uno che nasconde verità, guardiamo il cielo innamorandoci un po’ di più di quello che potremo essere un giorno, un giorno quando balleremo insieme ai nostri sogni, quel giorno in cui ci ricongiungeremo con la nostra vera essenza strappandoci di dosso una sciocca apparenza che non dice nulla di noi, e che quando parla ci snatura.

Che cos’è la felicità, se non momenti infinitesimali in cui l’attimo si trasforma in eterno e noi siamo eterni con esso?

Filosofa Atipica

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