Oggi, come tutti i giorni suonerà la sveglia.

Forse prenderò ferie, o alla fine lavorerò, pensando che in fondo questo, è un giorno come un altro.

Farò colazione, probabilmente fuori. Magari farò un brindisi con un cappuccino, e mangerò un cornetto come facevo anche il giorno prima, ma oggi sarà un giorno diverso. Sarà il mio compleanno e anche se so che in fondo è un giorno come un altro, è inevitabile che io abbia questa strana sensazione che accompagnerà tutta la giornata.

Quando ero piccola ed era la mattina del mio compleanno, mi ricordo che mi svegliavo sempre qualche minuto prima della sveglia. Avevo una sensazione strana allo stomaco. Puntualmente il mio compleanno coincideva con la fine della scuola, quindi era come se avessi un ingorgo di emozioni e nessuno che riuscisse a dirigere il traffico nella mia mente.

Era una sensazione strana, un’ansia mista a qualcosa comunque di piacevole. Era come se in quel giorno mi aspettassi di tutto, o avessi paura di non aspettarmi niente. Alla fine non succedeva nulla di eclatante, eppure ogni anno ero di nuovo lì, con lo stomaco e il cuore ad aspettarsi qualsiasi cosa.

Quest’anno è diverso.

D’ora in poi, inevitabilmente, sarà diverso.

Avrò per tutta questa giornata – come ormai ogni giorno – una piccola sensazione di vuoto, che è sempre lì, e che oggi si farà sentire di più.

In quel vuoto ci sarà anche la sensazione di un’attesa, un’attesa che non potrà terminare, dovrò solo imparare a conviverci, come farò con questo vuoto.

Da quando sono al mondo, una costante di tutti questi anni, in questo giorno, era la tua telefonata.

Non c’era un orario definito, se non venivi a cena con noi, sicuramente avrei trovato la tua chiamata al telefono di casa, o al cellulare, che puntualmente non sento. Ti avrei allora richiamata, e mi avresti chiesto dove ero. Io mi sarei sentita in colpa di essere fuori a fare colazione, e non essere passata da te.

Che stupidi, pensiamo sempre a rimandare, diciamo sempre domani.

Mi avresti fatto gli auguri, chiedendomi – come se non lo sapessi – “e quanti sono quest’anno?“.

Mi avresti detto – come ormai da un po’ di anni – che è ora che io cresca, e per crescere sappiamo benissimo cosa intendevi tu. “E che vuoi un figlio quando sei vecchia?“, io ti avrei detto che sono ancora piccola, e tu come sempre mi avresti preso in giro, con i tuoi modi di dire, tutti tuoi, tutti meravigliosi.

Come ogni anno, in questo giorno, mi avresti ricordata di quando sono nata che: “avevi i capelli neri neri, dritti dritti, menomale con il tempo ti si sono aggiustati” e nel dirlo avrei sentito la tua risata e avrei riso con te.

“Non è niente di che, ma ti ho fatto un pensierino, quando passi?”.

Oggi vorrei rinunciare alla colazione fuori, ad una giornata al mare, a spegnere le candeline, solo per sentire di nuovo la tua voce, solo per sentire di nuovo la tua risata.

Oggi più che mai ti cercherò nel cielo, nelle nuvole, nel sole.

Spegnerò le candeline sapendo che nessun desiderio potrà mai colmare questo vuoto, ma ti prometto. Ti prometto che ogni giorno ti ricorderò e ogni giorno, un po’ di te, rivivrà sempre in me. Ti prometto, che nello spegnere ogni anno le candeline, il mio pensiero andrà a te, che sarai sempre parte di me.

Filosofa Atipica

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