Come un cristallo porto a spasso nel mondo la mia sensibilità su queste gambe, che raramente sanno dove andare, ma ogni giorno sono pronte per iniziare a camminare, la mattina presto, per iniziare presto a vivere.
Spesso mi trovo a vagare con questa mia anima che sembra non avere un posto nel mondo, che sembra cercarlo da un lato, non volerlo trovare dall’altro, perché la paura di fallire è troppa. Ma ogni giorno ci provo, ci provo a crearmi, a rendermi diversa e un po’ più uguale.

Estremamente fragile, come un cristallo rischio tutti i giorni di essere scheggiata, di essere frantumata, anche da un gesto leggero , da una parola dettata dalla superficialità umana.

Dannata e amata sensibilità, che mi fai tanto amare quanto soffrire.
Estremamente fragile mi immagino tutti i giorni, almeno una volta al giorno, a camminare lungo la riva del mare, con una borsa che contenga tutto ciò che mi rende più felice: una penna che faccia uscire la mia anima e un foglio che la contenga.

Freud diceva che il modo in cui un cristallo si rompe una volta caduto a terra, non è arbitrario, ma segue una logica: la logica della struttura del cristallo.
Fragile come un cristallo, il modo in cui mi si scheggia l’anima è tutto il contrario di esso: arbitrariamente e confusamente, pezzi della mia anima zampillano da un lato ad un altro.
Mi piace pensare però, che in questa confusione di cuore in pezzi e anima in frantumi, ci sia una logica dell’amore a guidare tutto questo movimento apparentemente insensato.

Mi piace pensare che amo così tanto, che sia inevitabile che quando qualche legame finisce, nel grande chiasso silenzioso che fa un cuore quando si rompe, io lasci lì un frammento del mio cuore. E allora il ricordo si porta via un pezzo di me, e allora tu, con te, hai un pezzo di me. Mi chiedo se ci sia ancora, da qualche parte della tua anima, qualcosa che ti ricorda di me. Un profumo, un sorriso, un’assenza, una presenza.

Siamo tracce nell’universo, spero di aver lasciato una mia piccola traccia nella tua vita, una traccia leggera, leggera come gli abbracci che ti davo al centro del mondo. Chissà se continuo ad esistere nei racconti di una vita passata, o se sono stata messa via in soffitta, come quei ricordi che non si vogliono ricordare, ma nemmeno cancellare.

Chissà se da qualche parte continuiamo ad esistere.

Mi piace pensare che un giorno, quel pezzetto sparso nel mondo, torni a battere di un ritmo forte, di un ritmo che solo chi ha sofferto, conosce.
Mi piace pensare che così l’amore non finisca mai, perché l’amore non deve mai finire, anche se finiscono gli sguardi e le mani che si abbracciano. Mi piace pensare che il tempo che passa, sia la conferma di quello che resta e che quello che perdiamo, sia ciò che ha concluso il suo viaggio con noi. Non voglio credere che ciò che perdiamo meriti di essere perso, preferisco pensare che sia l’amore a muovere ogni cosa e che perdiamo non per mancanza di amore, ma perché quell’amore deve partire, magari un giorno tornerà, sotto un’altra forma, sotto un altro corpo, sotto un altro te. Voglio pensare che abbiamo tante vite, quante anime, e voglio pensare che questa sia l’unica vita che abbiamo, perché pensarlo mi fa venire voglia di abbracciarmi, come fosse l’ultima volta che mi vedo.

Come un cristallo curo la mia essenza, mi pettino i capelli senza troppa cura, ma a volte mi fermo e li accarezzo, perché ho bisogno di amarmi come non ho mai fatto fino ad ora. Voglio che la mia fragilità come un cristallo sia motivo di vanto, e non qualcosa da nascondere da un mondo troppo duro per la mia sensibilità.

Estremamente fragile porto a spasso questa mia sensibilità, godendomi il bello e il malinconico che mi dona quotidianamente e così, posso dire, che nella mia estrema fragilità, sono terribilmente viva.

Filosofa Atipica

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