Prima ancora di sapere chi fossi, sapevo che sarei voluta essere qualcuno.

Per “qualcuno” non intendo affatto una star, una persona famosa, ma sapevo che volevo avere un’etichetta tutta mia, ma un’etichetta di quelle che – contro tutto e tutti – mi sarei scelta da sola.

Era l’estate che precedeva il terzo anno di Liceo quando, curiosa della nuova materia che di lì a qualche mese avrei iniziato, chiesi qui e là cosa fosse la Filosofia.

Non sono vecchia (e non sono nemmeno una bambina), ma internet ancora non esisteva, quindi niente Google a suggerirmi, solo vero e proprio contatto umano.

“Studi il pensiero dei filosofi, per come sei fatta, sono certa che ti piacerà tanto”, mi dissero.

Non sapevo come ero fatta, ma c’era chi mi conosceva più di me, e mi fidai.

Il giorno in cui entrò, quella che poi diventò una delle mie guide di studi e di letture, ero tremendamente curiosa.
Vagamente ricordo la prima lezione: una lezione interdisciplinare, un misto di Aristotele e Dante.

Fu pazzesco, ero meravigliata (poco dopo capì quanto, per la Filosofia, la meraviglia sia alla base).

Tornai a casa e cominciai a studiare tutta quella lezione tanto che il giorno dopo, alla richiesta di un volontario che ripetesse quanto detto il giorno prima, io la timida dell’ultimo banco, alzai la mano.

È vero che, quando trovi il tuo angolo di paradiso, raramente ti senti fuori posto.

Parlai per un’ora, nonostante la professoressa mi disse che potevo anche smettere di ripetere se ero stanca: mai stata stanca di ripetere Filosofia.

Di lì iniziarono tre anni di vero amore.

Da Platone e i suoi dialoghi, da Aristotele che in potenza era assurdo da capire, in atto Hegel si presentò qualche anno più tardi con le sue triadi pazzesche. E poi Cartesio, il grande Kant, l’irriverente Nietzsche, il profondo Sartre, l’eterno Heidegger.

Non ci fu nemmeno un filosofo che trovai difficile o poco degno di essere letto.

Arrivata all’università, il mondo ti chiede di scegliere: presa dal panico del futuro scelsi Lettere, mi dicevano che rispetto a Filosofia, avevo più possibilità di fare qualcosa di concreto nella mia vita.
Amo la letteratura, in fondo amo scrivere, come potrei non amare chi scrive?
Eppure non stavo bene.
Avevo lasciato il mio posto del mondo, quella dimensione che mi rendeva felice, per cosa?
Avevo barattato il mio sogno in cambio dell’idea che il mondo aveva della cultura?
Trovandomi, un giorno, a seguire poi una lezione di Filosofia il cuore mi cominciò a battere forte.

Capì che lontana dalla Filosofia, stavo perdendo la curiosità delle piccole cose, la passione per la lettura, mi sentivo imprigionata in un’etichetta futura che mai mi avrebbe rappresentata.

E contro tutto, a dispetto di tutti, l’anno dopo, cambiai.

Da allora, sono terribilmente viva.
Non passa giorno che non mi emozioni o non sia curiosa.
Non passa un giorno che non sia meravigliata da ciò che mi circonda.

Oggi sono una Filosofa, e la gente ride quando lo dico, perché per loro non sono nulla e di fatto non sono davvero nulla, ma quando mi guardo allo specchio o semplicemente quando respiro, mi sento viva, mi sento con addosso ciò che volevo essere, porto il mio cervello con dentro ciò che io e solo io ho deciso di mettere.

La Filosofia mi ha dato modo di guardare il mondo da una prospettiva che non avrei mai potuto avere.
La Filosofia mi ha permesso di essere e non di apparire.

Filosofa Atipica per RadioArtistaWeb

Share
184 views