Non ricordo l’istante preciso in cui il foglio bianco sia diventato mio nemico. Non so se sia stato lui ad odiarmi o io ad averne paura.
So solo che un giorno, sono entrata dentro le parentesi del mondo.
Da quel momento tutto è stato diverso.
Da quell’istante non mi sono più sentita la stessa.
Non ho mai saputo come fossi davvero e forse sarò destinata a non saperlo mai, ma quel giorno, quel giorno avevo perso la familiarità che mi legava al mio battito.
Proprio io, quella che voleva vivere fuori dalle parentesi del mondo, ero diventata un limite, non ero più una possibilità per me stessa.
Avevo inglobato tutti i miei sogni rendendoli meno importanti di tutto il contesto.
Li ho traditi.
È come se in un attimo tutto il tempo passato insieme fosse stato finto, non avesse contato nulla.
Come puoi sbarazzarti così velocemente di ciò che ti ha alimentato il cuore per così tanto tempo?
Avevo tradito loro, e così avevo tradito me, la mia libertà, il mio senso di esserci.

Non ricordo cosa sia successo, so solo che sono fuggita dentro le parentesi del mondo.
Fino ad allora io (d)esistevo, io c’ero, vivevo fuori dalle parentesi.
(R)Esistevo.
Mi sentivo ribelle, mi sentivo viva, avevo paura, ma dentro di me sapevo che potevo farcela.
Sentivo che stando fuori dalle parentesi del mondo mi davo un’occasione di cambiarlo.
Avevo la possibilità di cambiare proprio quel mondo che mi aveva ferito, e continuava a farlo, non accettando quella mia sensibilità che metteva ogni singola virgola, e parentesi, in discussione.

Un giorno un mio professore disse che il filosofo era colui che instillava il seme dell’inquietudine.
Laddove tutti erano tranquilli, il filosofo era la sentinella dell’umanità, colui che ricordava ad ognuno che era sempre il momento giusto per interrogarsi sulla produzione di senso.

Una filosofa atipica, quella sarei voluta essere.

Avrei voluto interrogare tutte le parentesi del mondo e lasciare solo quelle che arricchivano davvero la nostra umanità. Non avrei avuto pietà per quelle parentesi che invece rischiavano di annientare quella libertà che ci rendeva unici e che forse un giorno, ci avrebbe reso davvero empatici.
E perché no: felici.

Eppure quel maledetto giorno ho desistito.
Ho smesso di provare ad essere una filosofa atipica, ho smesso di scrivere e interrogarmi sul senso e sul particolare.
Ho smesso di lottare contro le parentesi che ci deumanizzano.
Ho desistito e da quel giorno sto resistendo, io che volevo solo (r)esistere.

Eppure…

Eppure ci sono degli “eppure” che la vita te la migliorano.
Sono quegli “eppure” che rendono giustizia alla vita e ai sogni traditi.
Sono quelli che ti danno un’occasione, ma devi saperla cogliere, perché questi “eppure” sono rari.

Ed ora sto vivendo uno di quegli “eppure” in cui se guardo i miei occhi risento la familiarità che mette a proprio agio il cuore.
I miei sogni mi stanno perdonando e comincio a non aver più paura di un foglio bianco.
Voglio riprovare a impegnarmi per essere una sentinella dell’umanità.
Sto vivendo il mio “raro eppure” e non voglio lasciarmelo scappare per nessuna paura al mondo.
Per nessuna parentesi.

Un giorno ho desistito, eppure oggi sto iniziando a d)esistere.
Un giorno ho iniziato a resistere e basta, eppure oggi sto iniziando a r)esistere.
Manca solo un altro piccolo sforzo, quello più grande, quello che mi farà vivere di nuovo fuori dalle parentesi del mondo.
Magari sarà il giorno in cui riuscirò finalmente a capire chi sono e quale sia il mio posto nel mondo.
Per ora va bene così.
Per oggi finalmente (r)esisto.

Filosofa Atipica

 

Share
551 views