Perdere tempo, abbiamo tutti così paura di perdere tempo, come se guardare il cielo fosse un peccato mortale, come se amarci dimenticando l’orario fosse qualcosa di sbagliato. Io sto imparando a rovesciare la tavola, a non pensare che il fare qualcosa a tutti i costi sia un obbligo. Sto imparando a vivere e se il mondo vorrà vivere insieme a me, sono qui che aspetto di ballare senza musica, ma con i battiti del cuore che tengono un tempo che non esiste.

Mi siedo su una panchina e mi faccio un po’ di promesse.
Ho deciso che mi impegnerò, almeno un quarto d’ora al giorno, a perdere tempo per rendermi conto che è il tempo miglior speso. Mi faccio la promessa di non aver paura di lasciare le cose a metà perché c’è un tramonto così bello che domani chi lo sa. Le cose rimangono sempre uguali, il cielo no. Non voglio perdere la sfumatura di una nuvola solo perché al mondo squillava un telefono.cielo

Nulla è vitale se non la vita, nulla è mortale se non la morte. Se solo ce ne ricordassimo, almeno ogni tanto.

Mi siedo su una panchina in questo giorno di gennaio e decido di perdere tempo. Dimentico che la lancetta dell’orologio serva ad indicare l’ora e alzo lo sguardo.
Quante volte ci dimentichiamo di guardare su, di guardare il cielo e perderci in quel colore. Quante volte dimentichiamo di far parte di un tutto che non porta il nostro nome. Voglio promettere al cielo di non dimenticarmi di lui, voglio promettere al cielo di ricordarmi sempre di fotografarlo, descriverlo, viverlo.

Voglio sentire me eterna in quei colori indefiniti.

Mi siedo su una panchina e il sole mi fa compagnia. Il verde intorno rallenta il mio battito del cuore e posso dirmi libera in quell’attimo che sembra eterno. Ti ricordi quando è stata l’ultima volta che ti sei sentito leggero? L’ultima volta che nel sentirti eterno hai compreso la caducità della vita e con essa la forza e la voglia di non voler perdere un attimo a perdere attimi?

Le nuvole incorniciano questo quarto d’ora che sembra perfetto, e che in fondo perfetto lo è.
Perfetto perché fatto di vento che sposta i capelli, fatto di un volto che si tira indietro e respira a pieni polmoni. La mente si libera e dimentica per un po’ questo dover far tutto velocemente. La mente si libera e mi sembra di volare, di far parte di quelle nuvole, potenti nella loro semplicità. Il tutto di cui faccio parte mi accoglie e mi abbraccia come mi conoscesse da una vita e mi amasse da ancora prima.

Mi siedo su una panchina combattendo la mia paura più grande, quella di svegliarmi una mattina e non riconoscermi più.
La mia paura più grande è proprio quella di dimenticare come si fa a sorridere di fronte la semplicità, ho paura di svegliarmi e aver bisogno di tanto, troppo, per rendermi felice, quando ora ho solo bisogno di un giorno per sorridere. Ho paura di non saper più perdermi tra le forme delle nuvole e non ritrovare la forza solo guardando il mare. Ho paura di perdere la sensibilità, quella che mi fa vivere strano, ma vivere terribilmente tanto, quella per cui, in un secondo sorriso e nell’altro piango. Ho paura di svegliarmi e non sentire le emozioni battermi forte il petto fino a farmi male, ma male di vita.nuvole

Mi siedo su una panchina e vorrei gridare al mondo che dovrebbe perdere tempo per ritrovarsi.
Vorrei gridare al mondo che è tempo di correre a piedi nudi su questo prato così da sentirci invincibili di fronte a un tempo che passa e che rendiamo superficiale e veloce.
Vorrei gridare che c’è bisogno di un essere umano che scelga il sorriso al posto di un’arma.

Vorrei che il mondo capisse che ci vuole davvero poco per essere felici, basta saper perdere tempo in modo costruttivo. Non voglio che dimentichiamo tutto, anzi, ma voglio che non dimentichiamo nemmeno che ci deve essere un momento in cui sia il cielo ad essere la nostra priorità.

Quella perdita di tempo che ci mette a contatto con il nostro essere e con chi amiamo. Perdo tempo e ritrovo il tempo. Perdo tempo e ritrovo il senso di me, il senso di te, il senso di noi. Il senso della vita.

Vorrei urlare che non c’è niente di male nel saper perdere tempo per trovare la felicità.
Ma il mondo è sordo e l’essere umano non mi capirebbe, avrebbe paura, e mi ignorerebbe.

E allora, mi siedo su una panchina e mi prometto di saper sempre perdere tempo perché nel farlo, io mi ritrovo e prometto di non perdermi.

Filosofa Atipica

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