È da un po’ che non compro nuove piante per i miei balconcini.

È da un po’ che quelle che ho, quelle che hanno resistito e resistono, mi sembrano più che sufficienti. Bastava così, bastavano loro a riempire questi piccoli spazi esterni di casa mia.

Sei poi andata via.

Il tuo balcone è sempre stato così colorato. Tutti ti chiedevano il segreto, ma tu segreti non ne hai, tu sei esattamente così come ti si vede.

Sei poi andata via.

I tuoi fiori e le tue piante no. Sono rimasti ad aspettarti, e fedelmente i fiori hanno continuato a crescere rigogliosi e le tue piante a germogliare sempre di più.

Non sapevano che purtroppo non saresti mai più tornata.

Come ogni storia che finisce, ci sono sempre passaggi da fare, pratiche da sbrigare, cose di cui tenere conto. I tuoi fiori e le tue piante erano tra queste, ma non voglio parlare di questo, non ora, non oggi.

Sono giorni che quando guardo il cielo, mi chiedo se e quando smetterò di cercarti.

Sono giorni che mi fermo a osservare i fiori sui balconi di chi ho intorno cercando il tuo sorriso tra tutti quei colori.

Oggi in pausa pranzo sono uscita. Mi sono fermata sotto i miei balconi e ho alzato lo sguardo. Ci sono quelle piccole e timide piante, che resistono, ma mi sembrano tanto sole, tanto spente.

Ti ho immaginata così guardarmi un po’ storto, come quando faccio o dico qualcosa che non ti piace troppo, qualcosa che potrei sicuramente migliorare. Ti ho immaginata darmi qualche consiglio su come, con poco, rendere tutto più bello.

Ho iniziato a camminare.

Mi sono fermata davanti ad un fioraio, che solo alcuni giorni alla settimana fa orario continuato, questo è uno di quelli.

Ho iniziato a guardare le piante che aveva e due in particolare mi facevano pensare a te.

Sono rimasta per un po’ in contemplazione, chiedendomi se fosse il caso o meno che disturbassi il fioraio che sicuramente a quell’ora stava mangiando. In un primo momento ha vinto la mia paura di mostrarmi al mondo e quindi ho iniziato a camminare nel verso opposto ai fiori, intenzionata ad andare via.

Ho sentito come se mi stessi allontanando da te, dal tuo ricordo.

Ho così di nuovo immaginato il tuo sguardo un po’ contrariato, e quella paura di mostrarsi al mondo che in fondo ho ripreso da te, ma che tu – rispetto a me – sai nascondere meglio.

Mi sono allora girata, e sono andata dritta nel negozio, pensando che così stavo venendo da te.

Ho comprato quelle due piante, verdi, con dei piccoli fiori che sicuramente apprezzeresti. Ho timidamente aggiunto un’altra piantina, piccola, con più fiori. Delicata e colorata, come la tua anima.

Vorrei dire che ho poi visto o sentito qualche segno. Vorrei dire che il vento che poi si è alzato fossi tu e non semplicemente la pioggia che stava per arrivare.

Vorrei dirlo, ma mentirei a me stessa. In realtà non c’è stato un segno, nulla che mi facesse pensare che in fondo, comprando quelle piante, tu fossi stata felice, che così ti stia rendendo orgogliosa.

Ad ogni modo, mi piace pensare che così, il mio balconcino saprà ricordarmi di te, che le altre piante si sentiranno meno sole e che tu continuerai a vivere in tutti i miei più piccoli gesti quotidiani.

Mi piace pensare che se non riesco a sentirmi vicino a te quando sento il vento sulla mia pelle, riesco a farlo quando annaffierò le piante, quando parlerò con i fiori, e quando prendendomi cura di loro, mi prenderò cura di te, che sarai, per sempre.

Filosofa Atipica

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