È sera. Ce l’abbiamo fatta anche oggi ad arrivare a fine giornata. Ormai la vita di tutti noi sembra essere uno sport estremo di sopravvivenza ai giorni.

Lo so, sto generalizzando, non dovrei, mica è così per tutti. Almeno spero.

Stasera sono malinconica. Forse lo sono spesso, ma – per fortuna – non me ne rendo conto. Stasera sì, stasera me ne rendo conto. Abbasso le serrande in camera e mentre lo faccio guardo il signore di fronte casa mia che sta fumando una sigaretta sul balcone.

Mi sembra solo.

Mi sembra di capirlo dalla lentezza con cui porta la sigaretta alla sua bocca. Mi sembra di capirlo dai suoi occhi che non cercano cose da raccontare a qualcuno. Butta fuori il fumo come se si volesse liberare di un peso. La casa sembra buia, questo mi fa pensare ancora di più che non ci sia nessuno ad aspettarlo sul divano. Mi sembra così solo, e forse lo è davvero.

La mia malinconia aumenta.

Sento la solitudine di quel signore e mi chiedo da quanto sia solo. Mi chiedo se da soli ci si voglia stare o ci si trovi. Chissà. Mi chiedo quanto la solitudine possa pesare la sera, quando tutto è buio e non troviamo la luce.

Estremamente fragili ed estremamente soli.

Stasera sono davvero in vena.

Non fa per niente bene questa scena alla mia malinconia. Mi viene quasi da commuovermi. Chiudo le tende. I pensieri però sono ancora aperti.

Mi tolgo i vestiti e sembra di liberarmi dall’apparenza. Sono così, nuda di essenza con le ginocchia che tremano. Mi succede sempre quando lascio andare la mia essenza libera e senza freni.

Me la immagino colorata e triste: un ossimoro malinconico.

Spengo le luci. Questa sera voglio lasciare libera la mia essenza. Sciolgo anche i capelli, mando indietro la testa e respiro un po’ questa malinconia. Mi sento fragile, ma alla fine anche viva. Penso che essere vivi sia questo, mischiare fragilità ai battiti.

Mi viene in mente mia nonna che da sola lo è davvero, da venti anni. A quest’ora avrà lavato i denti, messo il pigiama e sicuramente si sarà addormentata in salone, sul divano, con la tv accesa. Il telecomando è lì accanto a lei, sul divano. Nessuno cambierà canale.

La immagino che si sveglierà alle due di notte, che insonnolita spegnerà la tv e andrà a letto. Mi chiedo se vorrebbe qualcuno che le accendesse la luce sul comodino.

Mi chiedo se ci si abitua alla solitudine, o se facciamo solo finta di abituarci.

Immagino mia nonna che mi saluta dal balcone. La immagino rientrare dentro casa e preparare la cena apparecchiando per uno. Mi chiedo se anche lei, quando ci salutiamo da lontano, perde una lacrima.

Respiro di nuovo. La malinconia è senza controllo e la mia essenza mi sta piegando in due. Ho mal di pancia, sto pensando troppo. Ora basta.

Le tende sono chiuse, i pensieri li metto sotto chiave.

Buonanotte.

Filosofa Atipica

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