Vola solo chi osa farlo.

Ero molto piccola quando vidi per la prima volta il cartone animato La gabbianella e il gatto. Non ricordo molto infatti, ho solo la sensazione di aver visto qualcosa di molto bello, nulla di più. Si sa che quando siamo troppo piccoli non ricordiamo nel senso stretto del termine, nonostante questo tutte le nostre esperienze comunque vengono immagazzinate nella nostra memoria emotiva.

Ci troviamo così un giorno, mentre ci arriva un buon profumo, a ricordare una sensazione familiare, senza avere nessuna immagine a riempire quello strano ricordo olfattivo.

Quando penso al cartone animato La gabbianella e il gatto ho questa stessa sensazione. Avverto qualcosa senza sapergli dare un volto, una collocazione temporale. Pensarci però mi fa stare bene.

Eppure, una volta cresciuta, non avevo mai letto il libro Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda. A pensarci è molto strano. Sono solita leggere prima un libro per poi vedere il film. Ero molto piccola però quando vidi il cartone e sono dovuti passare molti anni – e molti libri – prima che diventassi una vera amante della lettura.

Sono passati molti anni, e ora che ne ho trenta – o giù di lì – mi sono ritrovata in libreria, in fila alla cassa, con il libro di Sepúlveda in mano. Tra una pausa e l’altra, un ritaglio di tempo e un respiro lento, ho regalato alla mia mente un po’ di pace con questa storia, tanto semplice nel linguaggio, quanto complessa nei contenuti.

Non è vero che nella semplicità si trova il banale, nella semplicità si trova il vero, qualla profondità che a volte, concetti troppo elaborati, non riescono ad esprimere.

La Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è il racconto di una gabbiana, Kengah, che cade vittima dell’egoismo dell’essere umano, a causa del quale non riuscirà a vedere il proprio cucciolo nascere. Poco prima di morire, Kengah incontra un gatto: Zorba.

Zorba è un gatto paffuto e nero a cui la gabbiana chiede tre promesse. L’ultima sarà proprio quella che dà il titolo a questo racconto. Zorba promette infatti alla gabbiana morente, che insegnerà al proprio cucciolo a volare.

In questa storia incontriamo tanti altri simpatici personaggi, in particolare altri gatti del porto, amici di Zorba, che lo aiuteranno a crescere quella che poi scopriranno essere una gabbiana.

In virtù di quella fortuna che nonostante tutto ha aiutato quella piccola gabbianella, i gatti che la stanno crescendo con amore, la chiameranno Fortunata.

In questo piccolo, ma profondo racconto, sono molti i concetti racchiusi. Il già citato egoismo umano che, non attento al pianeta e alle conseguenze, continua a rovinare la natura.

Un altro concetto che trovo molto interessante è quello di come sia facile amare chi troviamo simile a noi, ma come riuscire ad amare chi è diverso da noi è motivo di orgoglio. Leggiamo direttamente le parole di Zorba attraverso lo scrittore Sepúlveda:

Con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio:
abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso.
È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi,
ma con qualcuno che è diverso è molto difficile,
e tu ci hai aiutato a farlo.

Zorba infatti non vede in Fortunata del “cibo”, ma vede un’amica, qualcuno di cui prendersi cura, qualcuno a cui insegnare a volare. Grazie alla presenza di Fortunata, Zorba impara ad accettare e amare chi è diverso da lui.

Sono molti altri i concetti che possiamo ritrovare nel racconto di Sepúlveda, ma un altro su cui vale la pena soffermarci, è quello di credere in noi stessi. Leggiamo direttamente una delle frasi più famose:

“Sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba.
“Ah sì? E cosa ha capito?” chiese l’umano.
“Che vola solo chi osa farlo” miagolò Zorba.

È solo nel rischio di credere in noi, nell’osare, che possiamo arrivare a realizzare la nostra vera essenza.

Denso di emozioni, amore, amicizia, riflessioni e insegnamenti, il libro Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare dovrebbe essere letto ad ogni età, perché in tutte le età dovremo aspirare ad essere migliori, e questa storia ci spinge a farlo.

Filosofa Atipica

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