Quando ero piccola spesso giocavo a tetris, inconsapevole che poi le nostre vite sarebbero state un continuo mettere insieme i pezzi provando a far combaciare tutto, ad aggiungere cose e ad eliminarne altre, in un equilibrio da trovare in pochi istanti sperando che, quella che stiamo facendo, sia la scelta giusta.

Primo tassello.

Incastriamo, equilibriamo, mettiamo insieme i pezzi e poi finiamo per romperli, perché sono troppi, sono veloci e non stiamo spesso al passo. Io ci sto davvero poche volte e quelle rare volte, fatico molto.

Fatichiamo.

Siamo perennemente in affanno senza sapere perché, lo siamo e basta, e questa cosa proprio non riesco a spiegarmela, ma continuo a domandarmela. Sempre, da quando sono piccola e provo a fare il tetris.

Secondo tassello.

Sono ferma quasi tutto il giorno, eppure spesso mi trovo a fare grandi respiri come se stessi correndo. Vorrei rallentare, ma come lo faccio, il mondo mi fa sentire troppo indietro.

Terzo tassello.

A pezzi, a terra, sono un pezzo di puzzle senza l’incastro, il mondo ci vuole solo come dice lui, altrimenti via, fuori dal mondo. Vorrei fregarmene, cammino bene anche fuori, ma poi non è vero, quindi rientro dentro e corro.

Quarto tassello.

Vacillo.

Continuo comunque con il tetris.

Dopo il lavoro, chiudo il pc e provo un vestito. Sorrido, mi raccomando goditi la felicità di questi brevi istanti, mi dico. Sono stanca, ma ho questo momento per essere felice, quindi dico al mio cervello e al mio corpo di sintonizzarsi sulla stazione della gioia, poi ci pensiamo al fatto che vorrei solo non fare nulla per un istante.

Sono le 19.10, cambio il vestito, metto i jeans e una maglietta che ho le ultime commissioni della giornata da sbrigare.

Quindi tassello.

Comincio a tremare.

Comunque continuo.

Alle 21.15 ho un appuntamento per andare al cinema.

I pezzi del tetris li sto incastrando male oggi, rischio di arrivare al termine della giornata e fare un casino. Sto accumulando ritardo, allora accelero il passo, questa volta non sono ferma, sto camminando, anzi, quasi corro, ma non sono abituata, quindi mi fa male tutto, ma fa niente.

Continuo.

Sesto tassello.

Ho il fiato corto.

Tra le ultime commissioni e il cinema c’è la cena, che per la mia generazione non è più il “momento conviviale”, ma è un compito tra una serie di compiti e incastri o è un apericena da postare.

Io comunque ci provo a creare il momento conviviale, ma non stasera, devo salvare il tetris. Rimango quindi al sesto tassello, per oggi va bene così.

Non abbiamo il pane in casa, tra gli incastri di due tetris non c’è stato tempo. Poco male, nemmeno mi va stasera il pane.

Mentre camminiamo sentiamo odore di pizza. Ci fermiamo. Diamine come sono stanca e in fondo un pezzo di pizza che sarà mai? Ce lo meritiamo, e mentre me lo dico entriamo in pizzeria.

Siamo annunciati dal suono di un campanello. Da dietro una porta esce un uomo che ci saluta. Noi per risposta sorridiamo inconsapevolmente e salutiamo.

Due pezzi di pizza per favore“.

Mi sento calma, in questo momento sto respirando senza l’affanno. Bastava fermarsi un attimo.

Sempre sesto tassello, anche se il tempo passa.

Vacillo di meno.

L’uomo ci prepara due pezzi di pizza, li incarta e ci regala un fritto perché “siete molto simpatici“.

Ci sorridiamo, in fondo abbiamo solo detto che la bustina per la pizza andava benissimo, ma forse non siamo più abituati alla lentezza delle parole, forse non siamo abituati al fatto che ogni tanto, il tetris può fermarsi.

Paghiamo.

L’uomo ci da la pizza, ci guarda e dice “grazie per il sorriso“.

Il tetris cade.

Non si è rotto l’equilibrio, è il mio torace che è stato inondato da parole inaspettate e quindi ha finalmente respirato bene.

Nessun tassello. Solo umanità.

La mia anima esce dal mio corpo e abbraccia l’anima di questo essere umano davanti a me. Sento che se stavamo sorridendo, ora lo stiamo facendo ancora di più.

Usciamo fuori dalla pizzeria.

Sento che non sto più camminando nel mondo, sono fuori, con tutte quelle anime che si meravigliano della gentilezza e non si arrendono a cercarla. Sono fuori dal mondo e mi piace, ora non ho paura di rimanere fuori, almeno per oggi.

Domani magari rientro, riprendo il tetris.

Ora no.

21.30.

Faccio tardi all’appuntamento, perdo quindici minuti di film, il tetris si è rotto, ma oggi qualcuno ci ha ringraziato per il sorriso.

Va benissimo così.

Grazie a te per l’umanità.

Filosofa Atipica

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