Gli occhi bassi, fissi sulle punte delle scarpe, come se lì ci fosse il modo per nascondere quell’insicurezza che veste le tue giornate.
Un sorriso accennato timidamente e il respiro che accelera sempre di più, come se così fosse possibile correre via.
Ai momenti di silenzio assordanti, alterni momenti di piena sfrontatezza, come se improvvisamente volessi urlare al mondo che esisti anche tu.

Tu che sei così insicuro, eppure così vero.
Tu che sei così imperfetta, ma incredibilmente autentica.

Lo so come ci si sente.

Vorresti passare le tue giornate come fossi invisibile, vorresti proteggerti dal mondo e dal suo giudizio. Poi però torni a casa, chiudi la porta dietro di te e ti rendi conto che se sparissi in quel preciso istante nessuno se ne accorgerebbe, e questo ti fa un po’ morire dentro.
Muori un po’ e non sai perché.
Volevi essere invisibile ed ora? Ora che succede? Ora che nessuno si è accorto di te, ora che sei salvo dalla freddezza della gente, dal suo farti male, che succede?
Succede che tu non vuoi essere trasparente, tu vuoi essere guardato.

Non visto, ma guardato.
Tu, così insicuro, vuoi solo sentirti al sicuro.

Chissà se un giorno capiremo ciò che stiamo provando, se quell’insicurezza che fa muovere così timidamente i tuoi passi sarà capace di trovare un posto nel mondo.
Lontana da te.
Chissà se saprà fare a meno di te, e chissà se tu riuscirai a dirle addio.
Siamo così strani noi esseri umani: vogliamo essere così tanto liberati da qualcosa che ci opprime, che quando ci siamo quasi riusciti, facciamo un passo indietro.
Abbiamo paura.
Hai paura. La posso quasi sentire nelle mie ossa quella paura di lasciarti andare.

Chissà se un giorno il nostro cuore insicuro starà a proprio agio. Chissà se sentirà mai di appartenere davvero a qualcosa.
Chissà se un giorno saprai vedere i miei occhi e capire al di là di un sorriso.
Chissà se la vita che ti ha reso così fragile, un giorno saprà ripagarti di quei momenti in cui poteva darti un abbraccio in più.
Chissà se smetterai di avere paura e riderai di quei giorni in cui a rimanere in un angolo eri solo tu a rimetterci.

Non sei la tua insicurezza, e la tua insicurezza non è te.

La tua insicurezza è figlia delle ferite di un essere umano troppo superficiale per comprendere questa tua sensibilità. Quella sensibilità che ti fa sempre stare un passo indietro alla felicità e uno avanti al coraggio di accelerare per raggiungerla.
Costruire pareti insonorizzate intorno ad essa, non ti salverà dalla nostalgia di ciò che forse non potrai avere mai. Non ti salverà di fronte la tua insicurezza.
Tu quelle pareti dovresti buttarle giù. Dovresti mostrare al mondo la tua sensibilità, solo così la tua insicurezza a poco a poco vacillerà di fronte un cuore che preferisce sopportare un nuovo dolore piuttosto che rinunciare per sempre a se stesso.

Devi lasciare andare i contorni sfocati che la tua insicurezza crea di fronte la tua essenza.
Dovresti amarti di più e lasciarti andare, fino a riprendere, o a trovare per la prima volta, quei contorni che ti appartengono.
Quei contorni che ti definiscono e al tempo stesso ti lasciano la libertà di continuare a crearti, a costruirti.
Sii l’eccezione per te stesso e la regola per il mondo.
Non abbandonarti all’insicurezza, rischia l’incertezza, amati per quelle mani timide, ma poi datti la possibilità di alzarle nel cielo e decidere per te stesso.
Non permettere che sia la tua timidezza o la tua insicurezza a decidere per te.

Lasciati andare, ti scoprirai più fragile, ma incredibilmente infinito.

Filosofa Atipica

Share
618 views