«”Perché una vita non si rifà.
Provi a prendere un foglio di carta e strapparlo: per quanto rincolli ogni pezzo rimarranno sempre gli strappi, le pieghe e lo scotch.”
“E’ vero, ma una volta rincollato il foglio
può continuare a scriverci sopra.”»

Ho sempre amato molto leggere, purtroppo per un lungo periodo non ho avuto la stessa costanza. Mancanza di tempo – dicevo – mancanza di me era la verità. 

Il bello dei social è che ti aiutano a trovare cose anche interessanti, in mezzo a tanto caos e superficialità.
«Ma siccome l’infelicità non mi è mai piaciuta, ho deciso che non sarebbe durata»: un giorno ho letto questo estratto in un post online. Mi ha colpito molto e in qualche modo ha risvegliato una parte del mio cervello e del mio cuore. 

La frase era un estratto del libro di Valerie Pérrin, Cambiare l’acqua ai fiori. Ne avevo sentito parlare molto, visto spesso e sfogliato in libreria, ma non avevo mai pensato di leggerlo fino a quel giorno. Fu un ottimo regalo da trovare sotto l’albero di Natale. Qualche mese dopo averlo ricevuto, ho iniziato a leggerlo. Mi sono approcciata a questa lettura con un po’ di titubanza. Avevo infatti letto da molte parti che la protagonista, nata dalla penna di Valerie Pérrin, fosse affine a Renèe, protagonista del libro L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, romanzo letto due volte, ed amato entrambe le volte.

Man mano che andavo avanti nella lettura di Cambiare l’acqua ai fiori, quel velo di dubbio e titubanza iniziale, è caduto fino a sparire definitivamente. Quelle due donne, Violette e Renèe, si somigliano davvero. Entrambe nascoste da un’apparenza che è tanto lontana, quanto diversa dalla loro essenza. Entrambe con una vasta cultura che non ostentano, né sfoggiano, ma possiedono saldamente e che trapela da piccoli, ma significativi particolari.

Chi è Violette Toussaint? La protagonista di Cambiare l’acqua ai fiori è la guardiana di un cimitero in Borgogna. E’ per un personaggio molto complesso, la si può definire come un inverno fuori e un’estate dentro. Le sue giornate trascorrono tra il lavoro nel cimitero e l’ascolto delle persone che vanno lì, a cui lei offre sempre una dolce ospitalità.

Un giorno alla sua porta bussa un poliziotto che da Marsiglia, è arrivato fin lì per rispettare il desiderio di sua madre di essere sepolta proprio in quel cimitero. Non solo: voleva essere sepolta vicino alla tomba di un uomo la cui identità è sconosciuta al poliziotto stesso.
Chi è quest’uomo misterioso? E come si intreccia la storia del poliziotto con quella della guardiana del cimitero? Che segreti sono nascosti?
Nelle quasi 500 pagine del libro della scrittrice Valérie Perrin, scopriamo tante cose di Violette, ma non voglio svelarvi nemmeno una di queste, vorrei che andaste voi verso questo libro, come è successo a me.

«Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone?
Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo,
da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita,
una voce che ci distoglie dal nostro percorso,
ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione
e cambierà forse il corso della nostra esistenza?»

Leggere questo libro mi ha riempito il cuore di infinite emozioni, una vera e propria altalena emotiva. Mi ha permesso di riflettere molto sulla dicotomia tra apparenza ed essenza, confermando ancora una volta che voglio andare sempre al di là dell’apparenza di chiunque.

Come esseri umani siamo spesso spinti a rimanere ancorati alla prima impressione che ci facciamo delle persone. Non scaviamo nel profondo, non cerchiamo di capirle. Giudichiamo e basta. Quando poi subiamo la stessa sorte, stiamo lì a soffrire e a piangerci addosso.
Siamo contraddittori.
Violette non lo è, lei ascolta davvero gli altri, è empatica, si immedesima talmente negli altri da dimenticare anche se stessa. 

Il mondo l’ha ferita, eppure Violette è sempre lì a porgere il suo aiuto, il suo ascolto, la sua gentilezza. In fondo quella fragilità, Violette è anche tante altre cose. E’ forte, è vita, è speranza, ha solo bisogno di ricordarlo, come succede anche a me, a noi.

Leggere questo libro è stato come incontrare qualcuno che mi ha ricordato che non sono solo inverno, ma che se voglio, se ho speranza, pazienza e coraggio, sono anche estate, e posso esserlo sempre.

Filosofa Atipica

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