Quanto mi stanca il mondo, con questa corsa incessante ad occupare un posto che mi permetta di vivere e allo stesso tempo esprima la mia essenza.
Quanto mi stanca il mondo che nel cercare di occupare un posto, mi fa perdere la bellezza del non appartenere a nulla.
Quanto mi stanca il mondo che obbligandomi a correre non mi permette di ritrovarmi.
Quanto si stanca la vita obbligata a non avere un attimo di follia, come quello di mollare tutto e andare al mare.
Quanto si stanca la vita ad indossare una maschera che non la rappresenta nemmeno in parte.

Quanto si stanca l’anima a non esplodere in attacchi di vita che sanno di sogni.

Quanto si stancano le mani di sistemare i capelli che il mondo non può vedere volare al vento. Sempre ordinati a fingere qualcosa che non siamo in cambio di qualcosa che non vogliamo veramente, ma accogliamo come un grande regalo solo perché non ci fa sentire diversi. Quanto abbiamo paura della diversità, ma quando in fondo ci rende speciali. Quanto tempo sprechiamo dietro l’apparenza, perdendoci la bella semplicità dell’essenza.
Quanto è assurda la società che vive in un caos creato da noi stessi e pretende da noi – che poi siamo noi – un volto sempre sistemato, un bel vestito e un buon profumo.

Io vorrei profumare di vita e vestire di attimi eterni.momento mio

Quanto si stancano le gambe a procedere sempre alla stessa velocità; quanto si stancano di non poter rallentare mai accanto ad un’anima che ha visto e vissuto tanti giorni, ad un’anima che chiede solo un momento per essere ascoltata, perché i ricordi sono così belli quando condivisi che il cuore fa fatica a stare in silenzio.
Quanto si stancano gli occhi a vedere sempre la stessa strada, quando fuori da quelle stesse nuvole, ci sono altre mille strade e altri mille racconti, e altri mille occhi da scoprire e da accarezzare. Quanto è folle il mondo che non ci lascia un momento per perderci e guardare cosa quel famoso angolo ci riserva.
Quanto vorrebbero gli occhi perdere la strada e trovarsi in un nuovo angolo di vita, quanto vorrebbero esplorarne la forma e chiedersi se il mondo finisce lì dove arriva lo sguardo.

Quanto vorrebbe il cuore sapere se davvero la fine coincide con un inizio.

E come vorrebbero, gli occhi, rispondersi che il mondo non finisce mai, che basta chiudersi nel buio per essere illuminati dalla fantasia e vivere in un mondo dove i colori sono infiniti così come i sogni.
Vorrei, almeno una volta al giorno, almeno una volta nella vita, un momento mio, un momento così breve, ma così eterno, che sia mio, solo mio, e nell’essere solo mio, sia al contempo di tutti, perché in quel momento tutto mio comprenderei davvero cosa significare amare.

Capirei che amare significa condividere. Capirei che non si è nulla se si è soli. Capirei che la solitudine è bella quando c’è qualcuno che nell’abbracciarci, ci faccia dimenticare che esiste, purtroppo, un lato del mondo negativo.
Capirei che esisto anche per cercare di sanare quel lato del mondo.

Vorrei un momento tutto mio in cui spogliarmi di convenzioni e indossare la libertà di un’essenza a cui non importa se i capelli danzano spettinati al vento o se i miei occhi seguano la direzione della vita invece che quella stabilita da un momento che non è mio. Vorrei un momento tutto mio per essere. E vorrei che chiunque avesse un momento tutto suo, per scrollarsi di dosso l’assurda convinzione che sia l’essere uguali la soluzione.

Vorrei un momento tutto mio per ritrovarmi.

Filosofa Atipica

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