Per il giorno del tuo compleanno avevo sfruttato la mia pausa pranzo per preparare un ciambellone. Bicolore, che a te, tutto al cacao non piace, preferisci che i colori siano tanti e ben distribuiti.

Dopo lavoro sono venuta a casa tua.
Eravate tutti nel salottino.
Io sono andata in cucina.

A te le sorprese non piacciono, ma a me piace fartele.

Ho messo le candeline con il numero sul ciambellone e un foglietto scritto con i pennarelli che si regge con gli stuzzicadenti. Sono entrata nella stanza e abbiamo iniziato tutti timidamente: “Tanti auguri a te…“.

Mi tremava la voce. Non c’è niente da fare, mi emoziona sempre troppo tutto, e non riesco mai a tenerlo per me. Tu invece sei più forte, non sono le emozioni a dominarti, sei tu che domini loro.
Sorridi, ma sei tanto timida.
Dici “Ah, grazie“, ti vergogni, lo so. Ti voglio davvero così bene, te ne voglio proprio perché sei così, dura all’esterno, ma infinitamente dolce nel cuore.

Vorrei abbracciarti, lì in quel momento, ma non posso, ho il ciambellone in mano, le candeline sono accese, e voglio che tutto per te sia perfetto.

Spegni le candeline.
Esprimi il desiderio“, ti dico.
Mi guardi.

Spezzi le candeline, esprimo anche io un desiderio.

Vorrei che questo momento fosse eterno, vorrei che il prossimo anno sia qui di nuovo con te, a portarti un ciambellone e un regalo, che ogni anno sono in crisi, che non so mai che farti, che tutto mi sembra banale e scontato, e invece tu non lo sei mai.

Mangi il ciambellone.
Ti piace, tutto sommato è rimasto anche abbastanza morbido, mi dici.

“…Però”.

C’è un però. Mi dici che se mettessi delle mele nel ciambellone, rimarrebbe ancora più morbido, sarebbe migliore.

Ti sorrido e ti dico che hai ragione, che dovrei farlo come dici tu. Ma non ti chiedo bene come, non ci penso. Prendo questo consiglio in modo superficiale.

C’è tempo, mi dico.

Finisce lì.
Consiglio e ciambellone.

Da quel giorno non mi è più capitato di fare un ciambellone.
Fino all’altra sera.

Ora ho il tuo testo, quello che usavi tu per fare il ciambellone.

L’ho guardato per un po’. Ci ho letto il tempo che era passato, ci ho sentito il calore che aveva preso. Ci ho visto te che lo prendevi dal forno, togliendolo da tutte le altre pentole che erano lì. Ti ho visto imburrarlo, passarci su la farina, eliminare l’eccesso.

Ti ho immaginata infornarlo e aspettare.

Ti ho immaginata aspettare la cottura del ciambellone come tutti i giorni, forse, aspettavi qualcuno che passasse a trovarti,
qualcuno che ti chiamasse.
Magari aspettavi tutti i giorni anche me.

L’altra sera ti avrei voluto chiamare, dirti che non sapevo come mettere le mele nel ciambellone, che vorrei metterle esattamente come le mettevi tu. Ti avrei voluto dire che il giorno del tuo compleanno non ho sentito bene il tuo consiglio, che avrei dovuto chiedere di più, che ho così tanto ancora da imparare da te, che non dovresti mai smettere di insegnarmi, di dirmi: “però”.

Avrei tanto voluto farlo, ma il tempo ha questo difetto, passa inevitabilmente, fa cambiare le cose, ci porta lontano, ti ha portata lontana, troppo.

Mi sono allora affacciata alla finestra, ho guardato il cielo. C’era il tramonto. Le nuvole erano bellissime, erano rosse, rosa, bianche. Ti immagino lì, tra quei colori. Inizio a tagliare le mele e lascio aperta la finestra. Fa un po’ freschetto, ma non importa, voglio che tu sia lì a seguirmi, ancora una volta, perché non sarò mai abbastanza grande, per farcela da sola.

Mescolo le mele a tutto l’impasto, e mi chiedo se è come avresti fatto tu.
Imburro il testo, il tuo testo. Lo infarino ed ecco lì, che le mele sono un tutt’uno con l’impasto.

Mi viene in mente il ciambellone che facevi tu, e allora metto anche io delle piccole strisce di mela tutte sopra, come a decorarlo, come a renderlo ancora più dolce.

Lo inforno, e aspetto.

Guardo il cielo, fa ancora tanto male, e forse lo farà per sempre, ma sarai in ogni cosa, come l’altra sera, che eri nel ciambellone con le mele, finalmente più morbido rispetto al solito.

E mentre sorrido pensando ad un altro però, asciugo una lacrima dal cuore e vado avanti.

Filosofa Atipica

Share
59 views