Un amore lontano dal tempo e dallo spazio, fuori dalla fantasia e dentro i cuori. Un amore sussurrato e mai nato.

Finì così, un amore che non si può chiamare amore, una passione che è nata senza nascere visivamente, ma che ha bruciato i cuori di chi l’ha accolta.
Finì così, con un bacio intrappolato nelle labbra di chi si voleva, ma di chi non aveva il coraggio di incontrarsi.
Finì così, con delle labbra che hanno abbattuto il muro della moralità e in un attimo si sono trovate, concedendosi la libertà.

Finì così, la libertà di sentirsi leggeri.
Finì non iniziando, iniziò con un bacio che sapeva di fine.
La liberà di sentirsi liberi dalle convenzioni, liberi dai vestiti troppo stretti per rendere felici, liberi dai sorrisi di circostanza che li tenevano lontani.
Tenevano lontani quei due cuori che si cercavano con la paura di trovarsi, tenevano lontani quegli sguardi che con ogni scusa, trovavano il modo di dirsi “ciao”, di stringersi senza farlo davvero.

Finì così la libertà per loro di dirsi un “noi”, sottovoce, senza gridarlo, perché il mondo non deve saperlo che loro sono esistiti, che per un attimo eterno, per un attimo indelebile, loro sono stati finalmente quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di essere: amore allo stato puro, passione viscerale, mani che tremano, ma che combattono la paura dell’abbandono.

Finì quel loro essere nascosto senza mai palesarsi, quel loro che era senza essere, quel loro che era più di tanti altri che avevano la possibilità di amarsi alla luce del sole.
Finì così, senza inizio, iniziò dal mezzo diretto verso la fine.

Finì così, con timore e passione, con curiosità e voglia di respingersi senza farlo davvero, perché in fondo quello che volevano i loro cuori era uno spicchio di terra in cui ballare insieme senza occhi indiscreti.
Quegli occhi indiscreti che avevano sfidato, quando quello che li legava, senza avere un nome, era forte, come forte è il temporale quando il mare è mosso e noi abbiamo voglia di vivere.

Finì così, un amore che senza chiamarsi tale li trasportò in un turbine di emozioni, quelle emozioni forti, che solo chi sa che qualcosa sta finendo, ha il coraggio di vivere.
Solo quando vediamo la fine abbiamo il coraggio di concederci alla leggerezza, e quei due, il coraggio, lo ebbero da quell’inizio che sapeva di fine, lo ebbero dall’inizio perché sapevano che dietro l’angolo non c’era futuro per quelle mani che, tremanti, si sfioravano senza tenersi mai.

Se cado ora, ora che qui è così alto, mi faccio male“, disse lui che non aveva mai avuto il coraggio di guardarsi dentro.
Cosa mai potrà succedere a gridare sottovoce i sentimenti?“, disse lei sempre troppo timida, ma tremendamente romantica, di un romanticismo nascosto.
Nessuno parlò, ma entrambi sapevano che da lì il mondo era alto e loro troppo fragili, che da lì i cuori ridevano, ma il cervello soffriva.
Nessuno parlò, ma in quell’abbraccio c’era la dolcezza che solo chi sta rischiando la felicità ha il coraggio di indossare.
La dolcezza di chi sa che non ci sarà mai, eppure ci sarà sempre.

Finì con gli occhi lucidi, finì senza sapere come sarebbe potuto essere, finì con due parole, quelle più importanti, quelle che si arriva a dire quando ci si trova su un orlo di un precipizio ed è tempo di essere sinceri, perché in quell’attimo la sincerità sembra essere l’unica via che ci salverà da quello sprofondare nell’abisso.
Finì con un sorriso amaro, ma con un sorriso vero, perché in quegli istanti loro hanno assaporato l’eternità, l’eternità di chi non si troverà più ad incrociarsi con lo sguardo, ma in fondo non smetterà mai di cercarsi.

Finì senza iniziare, quell’amore che non era amore, quella passione che non aveva un nome.
Ma finì con una tale forza, che in fondo, non finì mai.

Filosofa Atipica

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