Mi sveglio cinque minuti prima della sveglia.
Apro l’armadio e guardo i miei vestiti. Un tempo faticavo a trovare cose grigie da mettere. Il mio armadio era un arcobaleno di colori e il grigio era solo un colore in mezzo alla gamma infinita di sfumature.

Un tempo.

Sto provando ad adattarmi. Ho capito che il grigio – da solo – mi fa sentire discreta, anonima, adatta.

I colori fanno paura, le idee ancora di più.

Sono stanca di sentirmi diversa, strana, troppo ribelle, troppo pensierosa. Devo indossare il grigio sul corpo e nella mente. Non devo dare spazio alla filosofia, mi sta rovinando la vita. A cosa devo dare spazio allora? Non lo so, non riesco a capirlo, ma sicuramente non alle cose che mi fanno sentire viva: sogni, idee, colori e parole.

Devo finirla di dire sempre quello che penso, dovrei cominciare a dissimulareDissimulare. Mio dio la odio questa parola, non sopporto chi fa finta di niente, ma devo riuscirci anche io. Insomma, devo diventare ciò che odio se voglio farne parte.

Vado di fretta. Non sto facendo tardi, ma se vado di fretta non mi accorgo che in fondo la direzione che sta prendendo la mia vita, non mi piace. Fermi tutti, non sono mica infelice. Forse è questo però il problema. Sono apatica.

Apatica.

Il grigio che indosso credo mi stia scolorendo nel petto. Quella che doveva essere una parentesi, sta diventando la mia vita.

Accelero.

Voglio andare più veloce dei miei pensieri, se lo faccio magari non mi raggiungono. Fare. Devo fare cose. Se “faccio cose” come fanno tutti, forse avrò anche io foto felici.

Siete davvero felici?

Ho detto basta filosofia. Basta domande. Non mi importa se lo siete davvero o se fingete. Mi insegnate a fingere? Devo “fare cose”. Che cose devo fare? Che cose fate? Non vi capisco. Vi giuro che ci provo, ma non ci riesco. Siete complicati.

Devo smetterla di sognare. Questa cosa dell’importanza di sognare mi sta distruggendo. Devo anestetizzare le mie emozioni, non devo permettere alla mia mente di cogliere i particolari. Se sono discreta avrò il mio posto accanto a voi. Ho notato che quando azzero le mie domande strane e lo sguardo malinconico voi mi fate spazio.

Chiudo l’armadio. Chiudo le domande. Inizio la giornata, sono a casa mia, devo lavorare.

Ho le orecchie impegnate in riunioni infinite. Ho il termosifone accanto. Percepisco un piccolo rumore. Mi giro. Da una valvola sta scendendo una goccia. Come ne cade una, subito ne arriva un’altra. E un’altra ancora.

Goccia a goccia il mio termosifone perde acqua. Io giorno a giorno, perdo sogni.

La goccia a terra, i miei sogni dimenticati volutamente sul comodino.

Non sento più le persone che fino a poco tempo fa occupavano la mia mente. Riesco solo a percepire il rumore della goccia sul pavimento. La guardo, la sento. L’intensità con cui cade è la stessa, il ritmo anche. Eppure sento che ora fa più rumore.

Mi rendo conto che non è la goccia a fare rumore, ma sono i miei sogni, la mia mente, la mia filosofia. Tutto questo si fa spazio tra la fretta, tra le voci, tra le chiacchiere. I particolari tornano a saltarmi negli occhi. La mia voglia di sognare torna ad urlare.

Faccio una foto alla goccia che cade.

Aggiusterò il termosifone. La goccia non scenderà più e io non sarò più apatica.

Io non sarò più scolorita.

Filosofa Atipica

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