«Il tempo libero è una brutta bestia
per le persone instabili.»

Un giorno scorrevo passivamente le stories su instagram, quando ne ho vista una che riportava la citazione del libro di Sandro Veronesi, Il colibrì. Non mi sono documentata prima di comprare questo libro, mi è bastata quella citazione per farmi incuriosire. “Il tempo libero è una brutta bestia per le persone instabili“. Dovevo assolutamente leggere quelle pagine. Come già successo in passato però, compro libri che leggo in un secondo momento.

Quel momento però arriva sempre. È arrivato anche ora, per Il colibrì, di Sandro Veronesi.

Marco Carrera è il protagonista di questo romanzo che racconta la vita di quest’uomo e delle persone che fanno parte del suo mondo, per un giorno, per un periodo o per sempre. Nel romanzo Il colibrì troviamo dialoghi, passato, presente, messaggi e scambi epistolari, tutte forme narrative e non che ci raccontano quello che accade nella vita di Marco Carrera, dei suoi genitori, del rapporto con il fratello, del suo vero grande amore – mai consumato – Luisa e del suo matrimonio che nasconde un segreto.

Marco Carrera vive una vita abbastanza burrascosa. Subisce molte perdite ed è spesso messo di fronte situazioni difficili da gestire e da superare. Vivrà anche bellissimi momenti, come la nascita di Adele, sua figlia che nel corso della sua vita si troverà a fare i conti con un filo invisibile.

Marco Carrera viene soprannominato dalla mamma il colibrì, per via della sua minuta statura, ma nel corso del romanzo vediamo che la metafora del colibrì si trasforma in altro.

Chi è il vero colibrì? Ce lo dice proprio Sandro Veronesi, nel corso della sua narrazione:

«È stata un’illuminazione: tu sei davvero un colibrì. Ma non per le ragioni per cui ti è stato dato questo soprannome: tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci a fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro. Ed ecco perché starti vicino è così bello.»

L’autore del romanzo ci racconta di un personaggio che perde tanto, che si troverà più volte faccia a faccia con la morte, con la perdita, ma nonostante questo, come un colibrì, ha la forza di reagire, di superare. Tutta questa forza non la trova da solo, ma la nei suoi affetti, soprattutto quello della figlia e poi dall’Uomo del Futuro, Miraijin, la sua nipotina.

Inizialmente devo ammettere che il libro non mi stava convincendo molto, per fortuna non ho mollato la presa. Verso metà, ho trovato il libro più interessante, non tanto per la storia in sé, quanto per alcuni spunti di riflessione. Non sono stati infatti pochi i punti in cui questo romanzo mi ha permesso di farmi domande, di fermarmi e riflettere.

Ad esempio:

«Nella situazione più disastrosa i desideri e i piaceri sopravvivono.
Siamo noi che li censuriamo.»

Non è forse vero? Non è vero che ci sentiamo in colpa quando, durante un brutto momento, sentiamo  il nostro cuore trovare ancora la forza per essere felice? Non è forse vero che se vediamo qualcuno che amiamo soffrire, vogliamo a tutti i costi soffrire anche noi? E correlato a questo tema, subito ne ho trovato un altro:

«Lei così è una foglia al vento. Quella voglia deve trovarla dentro di sé. Solo così potrà occuparsi veramente di sua nipote. I bambini sono pazzeschi, lo sa: percepiscono più quello che viene taciuto di quello che viene detto. Se lei si occupasse di Miraijin con il vuoto nel cuore, le trasmetterebbe quel vuoto. Se invece quel vuoto cerca di riempirlo, e non importa se ci riesce o no, basta che lei cerchi di riempirlo, allora le trasmetterà quello sforzo, e quello sforzo, semplicemente, è la vita. Mi creda.»

Nella vita non possiamo impedire che accadano brutti eventi. Per quando ci si sforzi a cercare felicità e stabilità, la vita è imprevedibile. L’unica cosa che abbiamo in potere noi è la resilienza. Noi possiamo resistere agli urti della vita, possiamo farlo soprattutto se abbiamo qualcuno per cui ne vale davvero la pena. L’amore – quasi sempre – ci salva, e Sandro Veronesi vuole ricordarcelo con il suo romanzo.

Non so se consigliarvi o meno la lettura di questo libro, ma una cosa è certa. Se lo iniziate, portatelo a termine, perché ci sono molti passaggi in cui potrete farvi qualche domanda interessante, e ne può uscire una riflessione davvero profonda.

Almeno per me è stato così.

Filosofa Atipica

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