Le persone saranno sempre il luogo migliore dove scoprire la vita.
La curiosità sarà sempre lo strumento migliore per esercitare la mente.
L’empatia sarà sempre la qualità migliore per vivere bene.
I particolari saranno sempre quello che renderanno la mia vita piena,
la renderanno Vita.

Un giorno come tanti, tra gli impegni, gli incastri, le sveglie per ricordarci di mangiare, vedo lei. Questa ragazza indossa una maglia un po’ buffa: rosso fuoco, con un disegno che dovrebbe spingere ad acquistare o a fare un sorriso. Questa maglia non si abbina con il colore dell’animo dei suoi occhi. Mi piace pensare che gli occhi – come noi – hanno un umore, che parla senza che noi parliamo, che parla senza che la nostra bocca si muovi. Mi piace pensare che l’umore degli occhi parli per noi, lo faccia anche quando noi vorremo rimanere in silenzio fingendo una felicità che in fondo non ci appartiene.

La maglia che indossa questa ragazza non si abbina affatto con il colore scuro dei suoi occhi, occhi color terra. Sono profondamente stanchi, nonostante sia ancora mattina. Questi occhi color terra mi trasmettono stanchezza d’animo. Sono stanchi di guardare prodotti che li allontanano dalla felicità. Sono stanchi di non poter indossare i colori del cielo, e sentirsi – per una volta almeno – parte di un tutto.

Questa ragazza con la maglia rossa, uguale alle altre maglie rosse intorno a lei, cerca il codice a barre dietro le confezioni, chiedendosi se lì, nascosto, ci sia anche il senso di una vita che sta passando, mentre lei sembra essere immobile. Eccolo lì, il codice a barre, solo, senza senso della vita. Lo passa nel lettore, la luce rossa un po’ la riporta in mezzo a noi, ma quel rumore subito ce la fa riperdere. Passa quel codice a barre e si sente esattamente in quel modo: letta da tutti, ma accatastata insieme ad altre mille cose. Non è così che ci si sente parte di un tutto, così non ci si sente e basta.

Non è lei ad imbustare i prodotti, lascia che sia il cliente a fare come vuole. Lei li accumula lì, su quella cassa troppo scomoda per contenere tutto. A questa ragazza con gli occhi color terra, lontani dal cielo, cade una lattina. Cade a terra, fa rumore, ma lei è impassibile. La raccoglie distrattamente continuando a passare mille altri prodotti che non serviranno mai per la ricetta della vita vera.

Strano“, penso io che sussulto quando bussano piano alla porta di casa, sempre allerta su tutto, sempre allerta con la vita che bussa e io che ho sempre paura ad aprire.

Strano, ma forse, nemmeno troppo“, mi dico un istante dopo. Forse quando smarriamo il senso di noi, il senso della vita, sia un po’ così. Forse quando perdiamo l’amore va così. Una lattina che rotola, che fa rumore, ma noi che non ci allertiamo. Vediamo la lattina che si allontana da noi, ma noi che siamo troppo deboli per fermarla, troppo stanchi per evitare che cada a terra.

Credo che succeda questo quando perdiamo la felicità della semplicità e quando perdiamo l’amore. Sentire e vedere una lattina che cade, ma rimanere impassibili. Non provare ad evitare, non pensare alle conseguenze che possa portare. Apatici, rassegnati. Mi chiedo allora se è così che si vive meglio, lasciando andare ciò che ormai non ci appartiene più.

Non sono però sicura sia questo il modo giusto, se lo fosse, questa ragazza, che tra scontrini e resto avrà impacchettato la sua vita, ora starebbe sorridendo o comunque sarebbe presente a se stessa. Eppure non sorride mai. Come si fa a non sorridere mai, nemmeno un istante?

Forse questa ragazza con gli occhi color terra non ha un amore che le riscalda il cuore? Forse non c’è nella sua vita un amore che le ricordi che è bella sempre, anche con questa maglia buffa, anche con questi codici a barre tra le mani. Forse non c’è un amore che le prenda proprio le mani scacciando via la sensazione di tutti quei freddi codici, che catalogano prodotti, ma non parlano mai dei sentimenti.

Forse questa ragazza non sorride mai perché non c’è un amore che, guardandola negli occhi, le regali leggerezza.

Nell’umore dei suoi occhi color terra, ci leggo un bisogno estremo di amore, ed è proprio questa mancanza che non le permette di sorridere, di impedire che le cose – e la vita – le cadano a terra.

Vorrei abbracciare quegli occhi, dirgli che l’amore è in ogni persona gentile che ti sorride mentre ti chiede una busta. Vorrei abbracciare quegli occhi e dirgli che l’amore è in quei brevi istanti di pausa, in cui puoi guardare il cielo e sperare che domani ci sia il sole, dentro e fuori di te. Vorrei abbracciare questa ragazza con la maglia rossa e gli occhi color terra e dirle che è bellissima, con tutta la sua maliconia. Vorrei dirle di avere speranza e pazienza, perché l’amore arriva sempre.

Non lo faccio però, non l’abbraccio, non le parlo, la fila dietro di me incalza e io ho fatto. La mia busta è pronta, devo andare. Nel prendere però il mio sacchetto, la guardo e le dico ad alta voce, quasi strillando, “Ciao, grazie” e le sorrido così tanto che vorrei che da quel sorriso uscisse l’augurio che possa trovare l’amore. Meritiamo tutti qualcuno che nello scaldarci il cuore, ci doni il senso della vita.

Lei mi guarda, accenna un flebile e leggero movimento delle labbra, nulla di più.

Esco fuori dal negozio e mi chiedo se un giorno, passando di nuovo di lì, quegli occhi siano tornati a brillare come dovrebbero, se questa ragazza finalmente, abbia un amore che le riscaldi il cuore.

Filosofa Atipica

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