Tempo. Tempo. Tempo.

Non possiamo perdere tempo.

Quanto tempo ci metti per finire?“, “Hai cinque minuti di tempo?“, “Quanto tempo abbiamo per amarci?“, “Su sbrigati dimmi, non perdiamo tempo.

Non perdiamo tempo.

Abbiamo tutti così paura di perdere tempo eppure, quando è lunedì, non vediamo l’ora sia finita la settimana.

Perdere tempo.

Abbiamo tutti davvero paura di perdere tempo, come se fermarci a guardare il cielo fosse un peccato mortale, come se amarci, dimenticando l’orologio, fosse sbagliato.

Voglio rovesciare i pensieri, voglio mettere sottosopra l’umore, voglio smettere di fare sempre qualcosa. Voglio imparare a vivere, non voglio solo sopravvivere. Voglio imparare a ballare senza musica, voglio che i battiti del mio cuore siano la musica perfetta per iniziare a tenere il tempo.

Mi siedo su una panchina e mi faccio un po’ di promesse.

Mi impegnerò, almeno un quarto d’ora al giorno, a perdere tempo per rendermi conto che è il tempo meglio speso.

Mi prometto che smetterò di avere paura di lasciare le cose a metà, perché oggi c’è un tramonto così bello, domani chi lo sa. I piatti da lavare rimarranno lì anche domani, quel tramonto non lo so. Non voglio perdere la sfumatura di una nuvola solo perché al mondo squilla il telefono.

Nulla è davvero vitale, se non la vita. Nulla è mortale, se non la morte. Mi prometto che me ne ricorderò.

Sono seduta su questa panchina e decido di perdere tempo.

Dimentico che la lancetta dell’orologio mi indica l’ora e immagino che mi stia indicando di guardare il cielo.

Prometto ora al cielo.

Gli prometto che non mi dimenticherò più di lui, che lo guarderò più spesso, regalandogli i miei respiri più profondi. Gli prometto che lo vivrò e che non smetterò più di descriverlo. Gli prometto che tornerò a sentirmi eterna perdendomi nei suoi colori. Gli prometto che tornerò a cercare, tra le nuvole, tutti quelli che non sono più qui con me.

Sono seduta su questa panchina con il sole che mi fa compagnia. Il verde dell’erba riesce a rallentare il mio cuore e io mi sento libera, in questo attimo che sembra eterno.

Ricordi l’ultima volta in cui ti sei sentito leggero? Ricordi l’ultima volta in cui, scoprendoti fragile, ti sei sentito profondamente vivo? Ti ricordi l’ultima volta in cui ti sei promesso di non voler perdere più un attimo a perdere attimi?

Un quarto d’ora.

Mi basta solo un quarto d’ora in cui perdo tempo per ottenere tutto.

Perfetto.

Questo momento, questo quarto d’ora è perfetto.

Il sole mi riscalda, il vento mi sposta i capelli e i pensieri. La mente si libera. Dimentico il mondo, gli impegni, le difficoltà.

Leggera.

Guardo il cielo. Faccio parte delle nuvole, sono bianca e leggera come loro. Non mi serve di più per essere felice, è tutto perfetto così.

Mi prometto che non avrò più paura di questa mia strana sensibilità. Mi prometto che saprò prendermene cura.

Vorrei gridarlo al mondo che non c’è niente di male nel saper perdere tempo, ma non lo faccio. Il mondo è sordo e l’essere umano non mi capirebbe.

Mi prometto che però io saprò perderò tempo. Imparerò a farlo per ritrovarmi, ogni volta che mi perderò in questo mondo che va di fretta.

Mi siederò su una panchina, e saprò perdere tempo.

Perdere tempo.

Filosofa Atipica

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