Sopraffatta.
Non sono nemmeno le 9 di mattina e ho già i battiti del cuore accelerato.
Stupida io che rispetto sempre gli orari.
Ho una sveglia che imposto tutte le mattine alle 08.55 per stare collegata alle 9 e non fare tardi.
Eppure faccio sempre tardi.
Faccio tardi con i miei sogni, le mie passioni, i miei desideri. Ma aspetta, ce li ho ancora? Non credo, non lo so, non li sento, ma sono nostalgica, quindi faccio finta che siano ancora qui da qualche parte, magari così li ritrovo davvero.

Contorta.

Non faccio mai tardi per le cose che non mi rendono migliore. Stupido senso di responsabilità.

Alle 8.57 sono già un pallino verde in mezzo a pallini bianchi, gialli, rossi, sbarrati.
Tante persone, tutte noi che ci riduciamo a questo. Un inutile e insignificante pallino che a seconda del colore, decreta quanto siamo importanti, impegnati, stressati, “committati”. Siamo un pozzo di parole piene, siamo anime vuote. 

Sono spietata oggi, sono vera. Ditemi che sono triste, mi sento realista

Mi fate pena, mi faccio pena.

Tutte le mattine non faccio mai tardi, eppure sono sempre in ritardo.
Sono in ritardo per la vita, per l’amore a tutte le ore, per ballare e non sentire la stanchezza.

Sono sempre puntuale con gli impegni, mai con i disimpegni.
Vorrei disimpegnarmi.
Vorrei non dover sempre continuamente, dire, fare, essere qualcosa.
Vorrei poter non essere.

Siamo stanchi, siamo tutti stanchi lo so. 

C’è chi dice che ha bisogno di ferie, e io penso che quelle due settimane siano solo un palliativo, che ‘sta di vita di merda ci starà al nostro rientro, perché ci saremo anche noi, con questo modo superbo di vivere come se davvero lo sapessimo fare.

Eppure ci vedo così vuoti.

Sono le 9 di mattina e dietro il mio pallino verde ci sono io che di nuovo mi chiedo se tutta questa corsa ne valga davvero la pena.

Io sono sopraffatta, ma non voglio correre, corro solo dietro le mie responsabilità, ma non ne voglio di più, a me non frega un cavolo di una macchina nuova se accanto a me il posto è sempre vuoto e se a tenermi compagnia c’è una riunione fuori orario, fuori tempo, fuori tutto e non il suono di qualche melodia che mi faccia ricordare che il mondo sa essere capace anche di musica.

Sono sopraffatta, ma non calpesto gli altri. Non mi interessa essere la prima della classe, le superiori le ho finite da un pezzo, e anche lì non mi interessava di “primeggiare”, avevo solo voglia di imparare e basta. 

Ora ho solo voglia di sopravvivere e fare decentemente quello che dovrei fare. Ma è un effetto domino. Non lo so fare, perché prima di me non lo sanno fare e prima di loro nemmeno, e io non so che dire a chi viene dopo di me.

Vorrei che la catena si spezzasse. 

Vorrei che tutti avessimo il coraggio di esporci, di dire che non sappiamo farlo, di dire che è troppo. Non vorrei vederci sempre chinare il capo, socchiudere gli occhi, trattenere il respiro e dire ok.

Vorrei che tutti iniziassimo a prenderci il nostro tempo. Vorrei che iniziassimo a dire “No” di fronte a un’ingiustizia, di fronte l’insensato. Vorrei che la catena si spezzasse. Vorrei che iniziassimo a proteggerci, a sostenerci, a non arrivare al limite e poi giudicarci, vorrei che riuscissimo a fermarci prima.

Vorrei che la catena si spezzasse. 

Vorrei che fossimo più umani, più gentili, più empatici, più veri

Vorrei che non dovessi ogni giorno sentirmi come se mi dovessi difendere, come se tutti aspettassero solo che io inciampi per poter dire “è colpa sua, non mia“.

Vorrei che la catena si spezzasse, ma sono le 9.13 e i pallini intorno a me prendono colore.

Ciao.

Filosofa Atipica

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